#Informatour – 30 novembre alla C.A.E.

informatourScrivo due righe da attivista, osservatore, fotografo.

La Guerra (perché “Siamo in Guerra” cfr.) sta mietendo le sue vittime e sta facendo i suoi prigionieri, inutile nasconderlo e la necessità di serrare i ranghi è evidente. “Stringiamoci a coorte…” grida una famosa canzone, e niente di meglio che un incontro tra municipi, tavoli, attivisti e portavoce.

Luci ed ombre del Movimento romano sono apparse ed hanno avuto il loro spazio. Spero che guardando il quadro con attenzione si riesca a distinguerle chiaramente. Di seguito racconterò ciò che mi è piaciuto e ciò che ritengo possa essere migliorato, ritenendo il quadro, nel suo complesso, decisamente positivo.

Dopo l’evento del Circo Massimo, mettere in piedi una decina di gazebi al CAE sembra un gioco da ragazzi, ma io non sono abituato a dare tutto per scontato, soprattutto quando si tratta di volontariato, quindi , un complimento all’organizzazione, tutto è andato come doveva andare e questo è già un risultato grandioso.

Gli attivisti, molti i presenti, alcuni a far presenza, altri a lavorare, altri ancora a cercare di capire che succede. Il denominatore comune è che ormai ci riconosciamo tutti, in un modo o nell’altro ci leggiamo negli sguardi, sappiamo chi siamo. Questo è un male e un bene allo stesso tempo. E’ male, perché siamo pochi, troppo pochi per prendere in mano una città e rivoluzionarla fin nelle fondamenta. E’ bene, perché possiamo dare un volto alle nostre fiducie e alle nostre paure e questo le rende reali, ci permette di prendere decisioni  e sfidare il futuro.

I Portavoce, beh  stanno diventando sempre di più i portatutto, mi rendo conto che volenti o nolenti abbiamo affidato a loro tutto il peso del Movimento, a tutti i livelli, credibilità, strategia, azione e comunicazione. Poi restiamo increduli davanti ad un’espulsione, un errore o la dichiarazione di un portavoce.

Molti di loro sono talmente abituati a portare un fardello così grande che non capiscono più quando si aggiunge o si toglie un pezzo, vanno avanti per la loro strada, e qualche volta se la prendono pure con qualche malcapitato che gli passa davanti, senza fare troppe distinzioni.

Voleva essere un evento di accoglienza e informazione, si è trasformato in un incontro tra addetti ai lavori, ma senza spazi di lavoro, ma dove si è lavorato tanto lo stesso, ma forse non ce ne siamo accorti o forse abbiamo fatto finta di niente.

Le ombre più buie, quelle comunicative tanto spesso sottolineate, secondo me sono concettuali, partono dal messaggio ancor prima del canale. Finché l’informazione è: “cosa hanno fatto i portavoce”, l’attivismo sarà fermo. In attesa di qualcosa da fare.

Quando l’informazione sarà “cosa hanno fatto gli attivisti e cosa c’è da fare” la situazione può cambiare in meglio e il sogno diventare realtà.

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